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"Il Diritto alla Vita prima della Nascita" Romano Guardini

Condivido con voi alcuni stralci dal libro di Romano Gauardini, scritte decenni fa e veramente tanto profetiche ed intelligenti.

 

La questione che qui c’interessa viene così formulata: è lecito distruggere la vita del bimbo che va maturandosi nel grembo materno?

[…] Questi problemi (la capacità economica, la malattia…) sono sempre stati attuali, ma per lungo tempo vennero risolti con la fede nella divina provvidenza. Divennero assillanti quando molti perdettero la coscienza di questa guida celeste e giunsero ad una concezione dell’uomo quale unico responsabile e padrone della propria esistenza. Avvenne poi che, parallelamente a questo sviluppo, la sociologia e la medicina creassero quelle premesse che resero possibile un’azione metodica in questo campo. E, conclusivamente, nella vita di massa dell’esistenza moderna, andò sempre più smarrendosi il senso prima vivissimo della fondamentale intangibilità della vita umana.

[…] Da quanto si è visto non è lecito distruggere la vita dell’essere umano che matura nel grembo materno, poiché non ha commesso nessun delitto, ne ha posto un altro uomo in stato di legittima difesa.

Eppure la vita della madre può essere messa in pericolo […]. Se si comincia a considerare il danno come una ragione sufficiente per violare la vita umana, non si può più tener fermo nessun limite in maniera convincente. […] l’uomo è diventato, non solo rispetto alle cose, ma anche rispetto agli altri uomini, molto “materiale”, incline cioè a trattare i suoi simili come “cose” che cadono sotto la categoria dell’utilità.

 

La risposta definitiva è data dal fatto che la “vita in maturazione” è un uomo. E la vita dell’uomo non può essere violata perché l’uomo è persona.

[…] La persona non è un che di natura psicologica, bensì esistenziale. Non dipende fondamentalmente da età o condizioni psico-fisiche o doti naturali, bensì dall’anima spirituale che è in ogni uomo. La personalità può essere inconscia come nel dormiente; tuttavia,essa  è presente e deve essere rispettata. Oppure può non essere completamente sviluppata, come nel bambino; tuttavia essa esige già una tutela morale. In generale è pure possibile che non si attui perché mancano i presupposti psicofisici, come nei malati mentali o negli idioti; ma l’uomo civile si distingue appunto dal barbaro perché la rispetta anche in un simile involucro. Può anche essere anche latente come nell’embrione, ma già vi è col proprio diritto.

[…] La proibizione di uccidere l’uomo rappresenta il coronamento della proibizione di trattarlo come cosa

 

Il rispetto per l’uomo in quanto persona è una delle esigenze che non ammettono discussione: ne dipendono la dignità, ma anche il benessere e alla fine la durata dell’umanità.

 

Ora il figlio non è una appendice della madre, non è parte del corpo della madre, è un uomo in divenire. Esser madre non significa “produrre vita” ma dare la vita ad un uomo. […] La madre non è la padrona della vita in divenire, ma questa le è affidata.

 

Al forte è affidato l’indifeso.

 

Nell’uomo c’è qualcosa che, per sua stessa essenza, non può venire violato: l’elevatezza della persona vivente. […] Cedere qui è la distruzione finale – la distruzione precisamente di ciò che dovrebbe venir salvato.

 

Dal bilancio finale risulterà che la vita è in balia dell’egoismo del singolo e degli scopi dello Stato.

 

Se lo Stato vuole – se vuole realmente – non c’è bisogno di uccidere, perché si possa vivere. Basta agire e sacrificarsi